
IL BUNKER
Dopo la Grande Guerra, i sistemi di combattimento subirono un profondo mutamento: i soldati non si affrontavano più una lenta guerra di trincea e durante la Seconda Guerra Mondiale comparvero mezzi d'attacco molto più aggressivi e veloci.
Nel Dopoguerra il panorama mondiale delle alleanze cambiò: si contrapposero le due superpotenze URSS e USA con le rispettive alleanze ( Patto di Varsavia e Nato) dando inizio alla Guerra Fredda.
In Europa, la Germania e l‘Italia diventarono il naturale sbarramento contro un'ipotetica espansione russa verso Ovest, e perciò questi Stati ospitavano numerose caserme e basi americane.
La minaccia russa poteva contare sull’ alleanza degli Stati dell’Est quindi, in un'eventuale invasione, la linea di marcia sarebbe stata l'Ungheria -Jugoslavia -Austria - Friuli Venezia Giulia.

Con questa prospettiva si decise di creare una linea di difesa costruendo diversi bunker in tutta la Carnia e lungo il fiume Tagliamento, da sempre punto strategico in quanto ostacolo naturale. Esso infatti durante la Prima Guerra Mondiale era servito per trasportare i feriti e fermare l'avanzata dell'esercito nemico, nel Secondo Conflitto aveva visto la distruzione di San Michele e Latisana ed infine negli anni '50 diventò un caposaldo per fermare un'eventuale avanzata dei carro armati russi.
Questi bunker non dovevano essere dei punti di resistenza a oltranza ma dovevano solo osservare ed arrestare per qualche ora ( 48 ore ) l'avanzata dei carro armati russi per dare la possibilità alle truppe, schierate nella Germania Ovest e in Veneto, di arrivare con i rinforzi (caccia e i carro armati).
Gli interventi preventivi erano molteplici, per esempio davanti a Gorizia, per scongiurare l'avanzata dei nemici, avevano interrato delle mine atomiche, la così detta Soglia di Gorizia.
I bunker di San Michele al Tagliamento dovevano soddisfare determinate esigenze belliche e quindi vennero costruiti secondo parametri ben definiti.

Si accedeva all'ingresso scendendo da una scala, la porta d'ingresso era ermetica a tenuta stagna come quella dei sottomarini, perché, in caso di attacco chimico e batteriologico, sarebbe stata chiusa; la feritoia esterna ospitava una mitragliatrice a difesa dell'ingresso.
I bunker erano mascherati con delle casette di lamiera dell'ANAS, (l'Ente nazionale Autostrade) e, vicino ad essi, in origine c'era una casupola che ospitava un innesco. Infatti, nel caso in cui i carro armati nemici avessero raggiunto Latisana, si sarebbe provveduto a far saltare il ponte.
Quello stradale era stato ricostruito nel 1949 e sotto i piloni erano stati fatti appositamente dei fori per inserire dei candelotti di esplosivo.
Ovviamente tutti questi allestimenti militari erano attivati all'insaputa della popolazione, per motivi di sicurezza.
Durante la Seconda Guerra Mondiale le truppe americane avevano portato centinaia di carro armati. Terminata la guerra, negli anni '50 numerosi carro armati rimasero in Italia poichè per gli Alleati era troppo costoso smaltirli o riportarli negli Stati Uniti. L'Italia comprò questi carro armati Sherman, creò dei grandi scavi con delle vasche di cemento e delle rampe in cui parcheggiare i mezzi e li interrò. In caso di necessità sarebbero stati riavviati e utilizzati.
A San Michele al Tagliamento c'è uno di questi carro armati interrati. Nel 1990 venne demilitarizzato.
Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e l'attenuarsi delle tensioni fra Stati Uniti e Russia, la zona del Tagliamento perse importanza strategica e si decise di non presidiarla più.
Pian piano questi bunker vennero smantellati o, nella maggioranza dei casi, vennero messi in sicurezza. Al carro armato di San Michele fu saldata la botola di accesso e tagliata la canna.


